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Responsabilità

Ho ascoltato con rapita attenzione il mio amico parlare di Responsabilità.

Ma quale tipo di responsabilità? E perchè parlare di responsabilità?

No, non ci credo che noi siamo responsabili di ciò che facciamo. E’ chiaro che non posso crederci se frenetiche le dita graffiano la tastiera. Non ci credo perchè ho visto me stesso - e l’uomo - imbarazzato ad ogni scelta. Ho visto che ogni scelta è dettata dalle prime forze della psiche umana: paura e vanità. Un distinto compiacimento, una inebriante sensazione di potere, un rattristato timore, una doverosa contrizione.
Questi ci muovono, e quando agiamo cerchiamo il consenso negli occhi delle persone e nei numeri delle statistiche.
E quando un risultato è disatteso, ecco che ci proponiamo bui, oscuri, enigmatici, contorti. Di quale uomo stiamo parlando allora? Dell’uomo che finge, di certo!

Prendersi cura delle proprie responsabilità vuol dire (o vorrebbe dire, non posso cadere in questo inganno) essere senza rimpianti. Rimpianto di cosa? Di tutto, amico mio. Stiamo lì, a sputarci addosso il risultato del giorno: le parole scritte, i libri letti, gli amori perduti, i baci lanciati, le ore passate, i viaggi futuri, le macchine collezionate…in verità, ci stiamo lanciando delle disgraziate statistiche di come siamo costantemente governati dalla moda, abile e spietata, collaudata da millenni, dell’uomo straordinariamente ordinario. Malediciamo il giorno in cui non ci hanno permesso di fare tale cosa, perchè noi sì, che eravamo “esseri speciali”. Corriamo dietro al risultato credendo di decidere, di essere ben organizzati, risoluti quanto basta, magari spietati. In questo, non può esserci responsabilità.

Se fossimo responsabili, capiremmo ben presto che il “cosa” non è - di certo -più importante del “come”. Se fossimo davvero responsabili, sapremmo legare il “come” alla “cosa”. Se fossimo responsabili sapremmo legare la “cosa” al “perchè”.

Se fossimo responsabili, potremmo capire che ogni azione responsabile, non porta al risultato ogettivo. Porta a più risultati, spesso imponderabili. E’ ciò che alcune religioni chiamano “a Dio piacendo”…oppure “se Dio lo vuole”.

Quindi, responsabilità non può essere il senso comune della determinazione o dell’efficacia. Responsabilità è il fratello della Liberazione, magari cugino dell’Audacia, della Pratica, della Perseveranza e della mistica Accettazione.

Ma è un tema con cui ancora non ho acquisito confidenza…

Cose da pazzi


Cose da pazzi…..ed è solo un caso

Parte del silenzio

Si fa’ un gran parlare…anche quando in silenzio.

C’è una grande agitazione in questo, tanto che il silenzio non trova spazio. E’ un impegno, quello del nostro moto, perenne, incessante…

Quanto prodigarsi e quanto spreco nel (tentare) di costruire una cosiderazione di sè stessi che mai, mai rispecchia la nostra vera natura.

Vogliamo esserci, far vedere che contiamo e neppure un tramonto mozzafiato o il primo accordo di una tiepida alba riescono a mozzare le parole. I commenti, banali, retorici, conditi di ordinario diventano ridicoli orpelli che molto mi fanno vergognare di qualsiasi uomo: Imbarazzante prodotto di ego.

Mi sento più “vicino” a coloro che osservano le onde che mai uguali si dissolvono sul bagnasciuga, e a coloro che odono il suono del mare, i suoi profumi…a coloro che sentono un impellente bisogno di silenzio perchè non c’è nulla da dire che valga più di un carico di emozioni.

Mi sento più vicino al lieve sorriso di una splendida giornata e di una complice compagnia che allo stridolio oppiaceo del potere.

KOI

carpa KOI

In Estremo Oriente la carpa è un animale di buon augurio e la sua immagine viene usata spesso nelle espressioni augurali, senza dimenticare che la sua celebrata longevità ne fa un emblema di lunga vita. Effigiata sui tetti delle case, la sua immagine protegge dagli incendi.

La carpa è la cavalcatura e la messaggera degli Immortali, che la usano per innalzarsi al cielo e nel suo ventre trovano messaggi e sigilli. In Vietnam, nei giorni che precedono il nuovo anno, è la carpa a condurre in cielo il Genio del Focolare e nelle feste di metà autunno sempre una carpa protegge le case dai danni della Carpa d’Oro, spirito demoniaco conosciuto nelle leggende popolari vietnamite e cinesi.

Si trasforma in drago

In Cina e soprattutto in Giappone la carpa è il simbolo del coraggio e della perseveranza. Un’antica leggenda cinese racconta di una carpa coraggiosa e perseverante che riuscì a risalire la cascata situata sulla Porta del Drago, lungo il Fiume Giallo, superando ostacoli e spiriti malvagi. Gli dèi, impressionati da tanto coraggio, la trasformarono in un grande drago.

Sotto forma di drago la carpa acquisisce il dono dell’immortalità ed è divenuta il simbolo di chi aspira a compiere grandi imprese e non teme di affrontare le avversità della vita. Questo percorso iniziatico simboleggia il percorso dell’essere umano stesso che, se sviluppa in sé costanza e perseveranza, può emergere dalle bassezze della vita e divenire erudito e cosciente di sé, uomo superiore.

Simbolo di virilità

In Giappone la carpa è anche un simbolo della virilità audace e in particolare è l’emblema dei fanciulli. Nel giorno della festa a loro dedicata, in maggio, si appendono carpe (realizzate in carta o in tessuto) in cima a un palo o sui tetti delle case. Secondo una leggenda la carpa è il più coraggioso dei pesci, perché risale a nuoto le cascate e accetta con dignità la morte inevitabile. In Giappone si dice che, a differenza degli altri pesci che tentano di fuggire, quando si trova sul tagliere la carpa non trema e rimane immobile. Allo stesso modo affronta la morte un samurai e così dovrebbe fare il vero uomo.

Per i Cinesi la carpa è anche il simbolo della supremazia intellettuale e offrire una carpa a uno studente, per esempio, è un augurio di successo agli esami.

La carpa koi porta fortuna

Le carpe chiamate koi sono varietà ornamentali della carpa comune; molto colorate, vengono utilizzate per bellezza nei laghetti da giardino e negli stagni, e in Giappone il loro allevamento è molto popolare. Secondo un’ipotesi storica, i primi allevatori furono coltivatori di riso che, notando come la varietà di colori delle carpe fosse ancora più variopinta e bella di quella degli uccelli, ne iniziarono l’allevamento. È una credenza giapponese anche il fatto che questo pesce possa risalire i fiumi: la carpa vive nei fondali melmosi e mantiene torbida e fangosa l’acqua perché smuove continuamente il fondale con il muso. Questo rende impure le acque in cui vive ma per i Giapponesi rimane un vero simbolo. Sempre in Giappone si organizza un campionato dove il primo premio viene vinto dalla carpa più bella. I concorrenti sono allevatori che, attraverso una selezione di incroci tra le varie specie, riescono a creare carpe con riflessi di colori cangianti molto vari e belli.

Il termine giapponese koi significa semplicemente carpa. Esiste però un termine omofono, che si pronuncia sempre koi e significa «amore, affetto», pertanto in Giappone le carpe sono anche un simbolo di affetto e amicizia. Le koi e i tatuaggi di koi sono per tradizione considerati dei portafortuna.

La carpa campa cent’anni

La carpa comune si ritiene originaria della Persia, della Cina, del Mar Nero e del Caspio. Benché non sia un pesce pregiato né particolarmente saporito, molti secoli fa è stata introdotta in Europa per la sua grande capacità d’adattamento ed è facile trovarla nei laghetti artificiali destinati alla pesca sportiva.

È vero che le carpe sono pesci estremamente longevi: si stima possano arrivare a 40 anni d’età e talvolta oltre, ma i Giapponesi amano esagerare e secondo loro le carpe possono battere anche questi record. In Giappone circolano storie di carpe che hanno superato i cent’anni e un leggendario campione di koi pare sia andato oltre i duecento. Inoltre, crescono molto rapidamente: di lunghezza variabile tra i 30 e i 60 centrimetri, eccezionalmente possono andare anche oltre il metro di lunghezza. Sono pesci molto forti ed energici, da qui i loro numerosi attributi simbolici.

di Mary Tiussi

L’avvocato del Diavolo - discorso finale

La vanità è l’oppiaceo più naturale…

Il film è un inno alla meccanicità dell’uomo, frutto di elementari impulsi tra il biochimico, biologico ed il suo imperante ego-centrismo.
Ci sono film che lasciano traccia….aiutati dalla magistrale interpretazione di Al Pacino.
E L’Avvocato del Diavolo è uno di questi.

Paura

La paura è una intensa emozione derivata dalla percezione di un pericolo, reale o supposto.

paura - paura di vedere una uscita...una sola uscitaGia’ questa definizione (tratta da Wikipedia) mi inonda di una serie di informazioni tutte da gustare. E’ l’emotività che rende reale una paura? Ma cos’è la percezione del pericolo? E’ chiaro che ciò che io definisco pericolo potrebbe non trovare eco nel mio collega di lavoro. La paura è strettamente legata all’emotività, tanto è vero che nella definizione viene specificata che essa può essere reale o supposta.

Ma questo reale o supposto è solo frutto del “punto di vista”. Questa affermazione di fatto non è rivoluzionaria e di certo non intende rileggere le copiose riflessioni organizzate in archivi poco accessibili ai non addetti ai lavori….

Ma se è vero - e NON è affatto difficile guardarsi agire - che la paura ci governa per la metà della nostra giornata, allora mettere in discussione una sola definizione può rimandarci alla primordiale domande: IO, CHI SONO? CHI O COSA MI GOVERNA?

Tyler Durden

Tu non sei…

Un must…un prologo da brivido, con tutta la potenza dell’interpretazione di Brad Pitt, con la voce suadente di Sandro Acerbo nel sempre-eterno film FIGHT CLUB, diretto da David Fincher, tratto dal romanzo di Chuck Palahniuk.